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Catania, al nuovo ospedale meno letti più parcheggi. E il costo resta lo stesso

La modifica del progetto non tocca la spesa dell'intera opera per la maggior parte finanziata dal ministero della Saluta che non ha messo bocca sul cambiamento. Già presentata un'interrogazione parlamentare. per ora nessuna risposta
Il progetto strutturale dell'Ospedale San Marco di Catania

Più posti auto, meno posti letto. Il costo? Resta identico. È questa una delle sorprese che riserverà l’inaugurazione del nuovo ospedale San Marco di Catania, programmata per ottobre di quest’anno e ora posticipata alla primavera del 2013. Contrariamente al progetto iniziale con cui nel 2008 si è aperto il cantiere, non ci sarà più il Centro di Eccellenza ortopedico – fiore all’occhiello dell’opera – e i posti letto, invece dei 720 previsti, saranno 458. In compenso, medici e pazienti troveranno parcheggio molto facilmente e potranno anche fare un po’ di shopping: vicino al viale d’accesso, infatti, ci saranno negozi, un ufficio postale, e un parcheggio multipiano per 600 auto. Non che ne mancassero: erano già previsti 37mila metri quadrati, vale a dire circa 1.500 spazi.

Ma a cosa servono più posti auto se ci saranno meno posti letto – e quindi anche meno personale medico e ausiliario, meno visitatori? E può la costruzione di un parcheggio costare quanto quella di un centro d’eccellenza con tre sale operatorie all’avanguardia, apparecchiature radiologiche, sale degenza, lavanderia e mensa, il cui appalto prevedeva la consegna “chiavi in mano” – una struttura, cioè, completa di bisturi, arredi, letti e lenzuola?

Il ministero della Salute, principale finanziatore dell’opera, a quanto pare, non si è posto queste domande: la delibera dell’azienda ospedaliera in cui si è decisa la variante è dell’agosto 2010, ma ad oggi il ministero non ha chiesto chiarimenti all’assessorato regionale né, in attesa di vedere il nuovo progetto, imposto uno stop ai lavori. Né, tantomeno, chiuso il portafogli.

I fondi per la costruzione del nuovo ospedale, infatti, provengono in gran parte da Roma. Secondo una legge del 1988, la Regione Sicilia copre solo una fettina dei 125 milioni di euro dell’opera: il grosso della spesa – il 95 per cento – è a carico del ministero della Salute.

Il Centro ortopedico invece era previsto da un Accordo di Programma Quadro firmato nel dicembre 2003 dalla Regione Sicilia e dal ministero dell’Economia, che con una delibera del Cipe del 1999 metteva a disposizione 24 milioni di euro per costruire tre “centri di eccellenza” a Palermo, Messina e Catania.

Nel capoluogo etneo, l’ingente investimento aveva l’obiettivo di ridurre le trasferte sanitarie verso altre regioni e di dismettere strutture vetuste e poco accessibili nel centro storico della città, come l’ottocentesco Ospedale Vittorio Emanuele. Proposito dell’amministrazione comunale, poi, era anche quello di riqualificare il quartiere satellite di Librino, una selva di palazzoni senza negozi, banche o altri servizi dove vivono quasi settantamila persone.

Una legge regionale del 2009 (quando il cantiere del nuovo San Marco era già avviato) ha sciolto le Fondazioni responsabili dei centri di eccellenza, ma l’assessore alla Sanità Massimo Russo assicura che non cambierà molto: “Puntiamo ad avere eccellenza nella normalità”. Tradotto: l’ortopedia avrà un regolare reparto dentro l’ospedale con 96 posti letto. Da progetto esecutivo, invece, ne avrebbe avuti 160 – oltre ad un’autonomia amministrativa che ne avrebbe fatto il principale polo ortopedico regionale.

Nonostante la riduzione dell’offerta sanitaria, però, il finanziamento è rimasto identico, e di quest’anomalia sembrano essersi accorti in pochi. Giuseppe Palumbo, medico catanese e deputato Pdl, ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministero della Salute nel marzo scorso. Risposta del sottosegretario Francesca Martini (Lega Nord): “Siamo in attesa di ricevere gli atti dalla Regione”.

Intanto, però, si costruisce. I lavori procedono secondo il progetto che ha vinto la gara nel 2007 – dallo studio d’architettura di Roma che l’ha sviluppato, spiegano che quello nuovo “non è ancora pronto”. Le “novità” del cantiere non sembrano interessare nemmeno la stampa locale. Una settimana dopo l’interpellanza dell’on. Palumbo, “La Sicilia”, il quotidiano più letto a Catania, di proprietà di Mario Ciancio Sanfilippo, ha dedicato al San Marco una pagina intera, ma della riduzione dei posti letto e degli altri cambiamenti non c’era menzione.

Per l’editore ed ex presidente della FIEG, del resto, il nuovo ospedale è già stato un ottimo affare: una parte dei terreni su cui sorge il cantiere del San Marco erano di sua proprietà e per decenni sono rimasti accatastati come “verde rurale”. Per permettere la costruzione dell’ospedale, nel 2005 una modifica del piano regolatore ha trasformato la destinazione d’uso di tutta l’area a ridosso della tangenziale in “servizi generali”. Un colpo di bacchetta magica che ha permesso a Ciancio di vendere a un prezzo superiore alcuni terreni e, soprattutto, di costruire un enorme centro commerciale a poche centinaia di metri dal nuovo ospedale.

di Claudia Andreozzi

Uomini in allerta, il viagra potrebbe causare la sordità


Centinaia di casi di perdità di udito in tutto il mondo, sotto accusa i farmaci anti-impotenza. Aperta un'inchiesta


Il viagra e altri farmaci anti-impotenza potrebbero provocare la sordità in coloro che ne fanno uso. E' quanto affermano i medici, notizia riportata dal sito web del quotidiano britannico "The Telegraph". Tali farmaci sono stati infatti collegati a centinaia di casi di improvvisa perdità di udito in tutto il mondo, e alcuni anche in Gran Bretagna.
I medici sono così preoccupati che hanno richiesto alle autorità sanitarie di tre continenti di aprire un'inchiesta per accertare se effettivamente ci sono rischi per l'udito. Comsumatori in America, Asia orientale e Australia sono stati già interpellati al riguardo. Quarantesette casi sospetti di perdità di udito sono stati collegati al viagra o ad altri farmaci come Cialis e Levitra. Otto di questi sono stati registrati in Gran Bretagna.


L'uso del telefonino...farà bene al cervello?


23 febbraio 2011 - Un nuovo studio dimostra che l'uso del telefono cellulare per almeno 50 minuti alla volta sembra influenzare il metabolismo del glucosio nel cervello (la regione più vicina all'antenna del telefono cellulare).
Gli studiosi hanno utilizzato la tomografia ad emissione di positroni (PET) durante l'uso del cellulare prima in modalità on e successivamente in modalità off scoprendo che, sebbene il metabolismo cerebrale non fosse intaccato nella sua globalità, questo risulta aumentato nelle aree della corteccia orbitofrontale e temporale che vengono a trovarsi in prossimità dell'antenna quando il telefono è in modalità ON.

Their report appears in the February 23 issue of the Journal of the American Medical Association.

Dormire bene: the right way!


"A volte non riesco proprio a dormire, altre volte mi capita di avere problemi a prendere sonno perché oppresso dalla grossa mole di lavoro da sfoltire. Come posso garantirmi una giusta quantità di sonno durante i miei studi medici?"


La risposta al quesito ci viene data da Graham Walker, Strutturato, Medicina d'emergenza, St. Luke's-Roosevelt Hospital Center, New York.
Dormire bene - o almeno abbastanza - è una vera sfida sia per lo studente medico che per il medico stesso che ha già completato i suoi studi e la sua pratica da strutturato. A rendere il sonno arduo se non è una chiamata d'urgenza nel bel mezzo della notte, è sicuramente il girarsi e rigirarsi pensando al paziente che si è visitato poco prima. Allo stesso tempo, non dormire bene porta, il giorno dopo, ad avere la mente annebbiata e a dover dipendere dalla caffeina. Una delle cose più frustranti è però sapere di aver bisogno di dormire ma rendersi conto di essere 'dannatamente svegli'. Cosa si può fare?


Se si chiede ad uno specialista sicuramente dirà che tutto quanto comincia con una buona 'igiene del sonno'. Questo termine si riferisce ai fattori comportamentali ed ambientali che precedono il sonno e che potrebbero interferire con esso. Per migliorare la propria igiene del sonno occorre:

  • Evitare ansiolitici et similia a partire dalle sei ore precedenti al sonno. L'obiettivo è quello di far si che il proprio corpo sia stanco al momento giusto.
  • Non fare un 'riposino pomeridiano': per quanto possa sembrare gradevole, non fa altro che destabilizzare il ciclo sonno-veglia.
  • Non fare nient'altro a letto (studiare, leggere, etc.) se non dormire. Questo porta il proprio corpo a capire che il letto è il posto ideale per dormire e che mettersi a letto significa che è il momento di dormire.
  • Le condizioni di buio, silenzio e fresco sono ottimali per addormentarsi e continuare a dormire in tranquillità.
Maggiori informazioni si possono trovare visitando il sito web del centro per i disordini del sonno della 'University of Maryland' (Sleep Disorders Center Website).

Dopo aver analizzato le ottimali condizioni di igiene del sonno, come fa uno studente medico a rapportarsi ad esse? 
Come ogni cosa, è una questione di equilibrio. Quando si sente qualcuno parlare di una vita equilibrata (accademica, sociale, lavorativa, familiare che sia) non si fa mai riferimento al proprio rapporto con il sonno. Ognuno di noi ha a disposizione 24 ore al giorno per poter fare tutto ciò che vuole, ma è proprio il sonno che incide sulle motivazioni e sulle abilità con cui poi si affronta l'intera giornata. Sicuramente si può essere attivi, si può studiare e mantenere comunque una buona vita sociale, ma se si dorme un'ora al giorno è facile cadere nella dipendenza da caffeina e sentirsi stanchi per l'intera giornata. Fare del sonno una priorità è il presupposto di base per vivere bene. (Basta pensarla in questo modo: se riesci a fare un'ottima nottata di sonno, l'indomani sarai più energico e potrai potenzialmente fare di meglio!). 

"Quando è tardi e sto ancora studiando, provo a riconoscere i miei limiti e a capire che comincio a rendere meno". Più tardi si fa, meno si è capaci a concentrarsi, ad analizzare, e a ricordare le informazioni che si vorrebbero assimilare a tutti i costi. Sarà sicuramente capitato ad ognuno di noi, almeno una volta, di trovarsi a fissare le pagine di un libro, cercando di leggerle, ed accorgersi che la propria mente è del tutto distratta! Esatto, è stanca! Dormire serve a consolidare ciò che si è appreso durante il giorno: se non si dorme, come facciamo a fissare tutti questi concetti?

"La prossima volta provate questo metodo: quando vi accorgete che le vostre capacità stanno davvero diminuendo, mettete un segnalibro, e andate a letto puntando la sveglia un paio d'ore prima del normale. Sarete davvero sorpresi quando vi accorgerete quanto una mente riposata possa rendere bene."

Trovare il giusto modo di dormire - e conoscere i bisogni del proprio corpo - è assolutamente necessario per la carriera di un medico. Un sonno migliore permette di essere più felici, più in forma, e più pronti ad assimilare maggiori informazioni.

A cura di MC.
MedScape, Aprile 2011.


IL PENE E' INTELLIGENTE!


E' capace di risolvere complicate formule matematiche, suona il piano e dipinge come Manet. All'occorrenza fa anche l'artificiere e disinnesca bombe. E alla fine il nostro eroe si infila dentro un profilattico. Un "talentuoso" pene, che ha successo in tutto quello che fa, è il protagonista di un divertente spot per la campagna in favore dell'uso del preservativo. Perché "Chi è intelligente si protegge". Il video è stato realizzato dall'agenzia pubblicitaria TBWA per la Ong francese Aides.


Are You Feeling Depressed?



Recenti studi hanno messo in evidenza un problema che molti studenti di medicina conoscono fin troppo bene: la prevalenza della depressione e del 'burnout' nella formazione medica. Ogni giorno, sui forum di discussione degli studenti medici, compaiono nuove facce preoccupate su questo tema.

Una studentessa di medicina scrive che ha vissuto una grave depressione durante gli esami pochi anni fa. "Non riuscivo a smettere di piangere, non riuscivo a dormire, ho smesso di vedere tutti i miei amici, sono solo riuscita a serdermi e guardare i libri con nessun beneficio, è stato orribile", osserva in un commento sul blog degli studenti iscritti a MedScape. Dopo essere andata in terapia, e solo allora, è stata in grado di guardare con obiettività alle sue capacità e di smettere di fare tanta pressione su se stessa e sulle sua ottime capacità.

Gli studenti di medicina, durante la loro formazione, sono esposti a una serie di nuove esperienze stressanti, che, tra l'altro, sono spesso costretti a vivere in quasi totale isolamento, l'uno con l'altro. Anche se si è studiato molto in merito, gli effetti della depressione e del burnout sono ancora oggi importante oggetto di dibattito.

La depressione è più comune tra gli studenti di medicina, ed i medici, rispetto alla popolazione generale, anche se le stime di prevalenza restano comunque variabili. Circa il 14% degli studenti di medicina hanno sintomi di depressione da moderata a grave, secondo uno studio pubblicato lo scorso settembre sul 'The Journal of the American Medical Association' (JAMA). Inoltre, circa il 5% dei 505 studenti intervistati hanno rivelato di aver pensieri di suicidio a un certo punto durante il ciclo di studi. Un sondaggio pubblicato in 'Epidemiologia e Sanità' lo scorso novembre ha rilevato che il 40% dei 120 studenti di medicina a Seoul, in Corea, sembrava soffrire di depressione. 

"Gli studenti di medicina sono testardi", scrive Joshua Batt, uno studente della Touro University, Nevada College di Medicina Osteopatica a Las Vegas, sul forum studentesco di MedScape. "Vogliamo metterci davanti l'immagine che siamo in grado di reggere il mondo anche quando tutto dentro sta cadendo a pezzi." Il suo post sul blog ha visto commentare più di 75 lettori nei primi minuti successivi alla pubblicazione, molti dei quali condividevano a pieno i commenti di Joshua, arricchendoli delle proprie esperienze vissute durante la scuola di medicina. 

"A volte è strano e preoccupante pensare che presto sarò responsabile della vita degli altri quando faccio fatica a prendermi cura di me stesso," scrive un altro studente di medicina.

L'anonimato del forum di discussione sembra abbassare le barriere alla conversazione onesta, anche se sembra proprio che gli studenti di medicina non vogliano proprio ammettere questo stato di ansia o, ancora, di depressione in cui spesso sono costretti a vivere. In un sondaggio informale, Batt ha chiesto se gli studenti di medicina avessero vissuto una qualsiasi forma di depressione durante gli studi: l'84% degli studenti esaminati ha risposto di si. E in più, circa la metà di loro hanno ammesso di aver vissuto questo stato di ansia in completa solitudine.

Gli studenti di medicina con più grave depressione inoltre sono davvero poco propensi a seguire un trattamento psicoterapeutico, così come viene suggerito sul JAMA. In particolare, rispetto ai loro coetanei sani, gli studenti affetti da depressione sono tutti d'accordo nell'affermare questo: "se fossi depresso e se i miei compagni di studio lo sapessero sicuramente rispetterebbero di meno le mie opinioni, ed i docenti vedrebbero in me un futuro medico incapace di gestire le mie responsabilità". 

Molti studenti ci fanno notare che pare sia davvero difficile rimanere emotivamente sani durante una scuola medica. "Purtroppo, se pur volessimo, non avremmo neanche tempo per pianificare degli appuntamenti, attendere qualche settimana per vedere un terapista, e quindi poter fissare un appuntamento ogni settimana per un paio di mesi", scrive uno studente di medicina.

Altra croce per gli studenti di medicina che non soffrono di depressione potrebbe essere il cosiddetto burnout, una sorta di depersonalizzazione, esaurimento emotivo, e sentimento di inadeguatezza professionale. Secondo un sondaggio di circa 2500 studenti di 7 scuole degli Stati Uniti, circa il 53% degli studenti si trova a convivere con questo stato d'animo. 

In un altro post, lo studente di medicina Alex Folkl ammette apertamente che egli è affetto da burnout, e in un sondaggio informale che accompagna il suo post, il 92% dei lettori (N = 648) dicono di avere sperimentato burnout durante la formazione medica. 

Cosa ne pensano insegnanti e, ancor prima, istituzioni di questo problema? In risposta allo studio effettuato dal JAMA, un gruppo indipendente di ricercatori ha sollevato la possibilità che gli studenti del primo e del secondo anno possono soffrire di ansia per le loro esperienze cliniche e suggerisce di integrare delle vere (quanto realmente formative) esperienze cliniche nei primi 2 anni di formazione. Tuttavia, gli autori dello studio hanno trovato questa proposta inadeguata. Piuttosto, hanno scritto, il passo fondamentale sarà quello di cambiare i "valori della formazione medica, con particolare attenzione al supporto, ai modelli di ruolo, ed alla guida da parte dei membri di facoltà agli studenti."

Infatti, gli studenti che sentono la mancanza di un sistema sociale di sostegno sono 10 volte più a rischio di essere depressi rispetto agli studenti che dicono di avere un buon supporto, secondo giornale di Epidemiologia e Sanità. Un commentatore studente consiglia di trovare almeno 2 persone con cui discutere anche dei più difficili momenti da attraversare.

Tratto da MedScape, Aprile 2011.
a cura di MC

Test ANTIDROGA obbligatori per tutti gli operatori della Sanità? Voi cosa ne pensate?

Test ANTIDROGA obbligatori per tutti gli operatori della Sanità? Voi cosa ne pensate?

La notizia, già rimbalzata nel Dicembre scorso, è tornata d'attualità a seguito delle dichiarzioni del Capo dipartimento delle politiche antidroga del Consiglio dei Ministri, Giovanni Serpelloni, che ha annunciato il prossimo invio del provvedimento alle Regioni.

Il test antidroga è già previsto per le attività lavorative particolarmente delicate per la sicurezza collettiva, come conducenti di autobus, treni, navi, piloti di aerei, controllori di volo, addetti alla guida di macchine di movimentazione terra e merci. A queste categorie si aggiungono già oggi i militari che sono anch'essi  sottoposti a test periodici antidroga. Nella nuova lista dovrebbero rientrare anche altre categorie oltre ai sanitari, come gli insegnanti, ma mentre per i profili più delicati il test sarà a tappeto, per altri si potrebbe procedere con test random per evidenti problemi di costo e fattibilità.

Il provvedimento non si pone alcun obiettivo “punitivo” e i lavoratori che risultano positivi vengono sospesi dall’incarico, ma non licenziati se accettano il percorso di riabilitazione. E’ prevista, inoltre, la possibilità per il lavoratore di essere adibito a mansioni diverse in considerazione della forte valenza sociale di integrazione rappresentata dal lavoro.

Michele Milazzo

Voi cosa ne pensate? Siete daccordo?

Test ANTIDROGA per medici e infermieri. Siete daccordo?
Si
No




  

Procreazione medicalmente assistita al Policlinico

Pillole di Sanità

Procreazione medicalmente assistita: il Policlinico da ieri è all'avanguardia con un centro nuovo di zecca affidato al prof. Salvatore Bellanca affiancato nella propria attivià da uno staff di medici che opera con il prezioso supporto dell'andrologo prof. Aldo Calogero e della embriologa dott. Nunzia Burrello.
Le attività svolte saranno l'inseminazione intrauterina in cicli spontanei o dopo induzione della crescita del follicolo nonché la crioconservazione di gameti maschili e femminili per procedure omologhe, la fecondazione in vitro con embrio-transfer (Fivet, da cui l'acronimo del Centro), l'iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo nonché il prelievo degli spermatozoi del tratto genitale maschile.


La «cicogna di vetro» trova nido al Policlinico

Il Policlinico Vittorio Emanuele supera a pieni voti la prima fase della riforma sanitaria regionale che ha portato all'accorpamento delle due aziende.

Un attrezzatissimo centro universitario di Medicina di riproduzione per contribuire a dare una risposta alla richiesta di una coppia infertile che vuole un proprio figlio «a ogni costo», servendosi dunque della procreazione medicalmente assistita che affida alla provetta la fecondazione di un gamete maschile con un ovocita. Il Policlinico da ieri è all'avanguardia anche in questo segmento specialitico, con un centro nuovo di zecca affidato al prof. Salvatore Bellanca e che è stato inaugurato ieri mattina alla presenza, tra gli altri, dell'assessore regionale alla Salute, Massimo Russo.
Il Centro inizierà la propria attività tra una settimana e - in quanto struttura pubblica - garantirà assistenza a totale carico del Servizio Sanitario con il solo obbligo, da parte della coppia, del pagamento di un ticket. Il Centro è stato allocato e organizzato al primo piano dell'edificio 3 del Policlinico Gaspare Rodolico, in spazi ricavati dagli ambulatori riservati alla Clinica oculistica. L'attività della struttura diretta dal prof. Bellanca è in ideale prosecuzione di quella di un altro centro che quindici anni addietro era stato attivato al Vittorio Emanuele all'interno della vecchia Clinica Ostetrica per essere poi trasferita al Tomaselli (affidata allora al prof. Filadeldo Nardo con la diretta collaborazione dello stesso prof. Bellanca). E fu proprio in quegli anni che nacque Giorgio, il primo bambino portato a Catania dalla "cicogna di vetro", cui seguì subito dopo una coppia di gemelline -Vittoria e Emanuela - nata a seguito della donazione di un ovocita.
Poi il continuo divenire della sanità catanese determinò la disattivazione del centro e solo nel 2007 (primario il prof. Concetto Montoneri) venne ripristinata al Policlinico una struttura per la procreazione assistita ma vari motivi ne decretarono anche qui la chiusura, finché la Regione non autorizzò ufficialmente l'istituzione di un Centro con tanto di accreditamento presso il Servizio sanitario: quello appunto inaugurato ieri al Policlinico e che si compone di una segreteria per le prenotazioni (telefono 095/3781317), di uno spogliatoio, di un bagno per la raccolta del seme e di accoglienti ambienti con le più avanzate apparecchiature che la specialità richiede (da sofisticatissimi microscopi a monitor di ultima generazione).
Nella struttura esplicano la propria attività oltre al prof. Bellanca (che ha maturato un'importante esperienza in Belgio, aggiornandosi continuamente) tutto uno staff di medici che opera con il prezioso supporto dell'andrologo prof. Aldo Calogero e della embriologa dott. Nunzia Burrello. Le attività che vi saranno svolte sono l'inseminazione intrauterina in cicli spontanei o dopo induzione della crescita del follicolo nonché la crioconservazione di gameti maschili e femminili per procedure omologhe, la fecondazione in vitro con embrio-transfer (Fivet, da cui l'acronimo del Centro), l'iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo nonché il prelievo degli spermatozoi del tratto genitale maschile.
«Sino a qualche decennio addietro - ha detto il prof. Bellanca - il problema della sterilità coniugale era poco sentito perché ci si sposava in età molto giovane e quindi da un lato si era avvantaggiati da più alti tassi di fertilità spontanea e dall'altro le coppie riuscivano ad avere anche diversi figli prima che potessero insorgere eventuali fattori di sterilità maschile o femminile. Oggi invece l'età del matrimonio o comunque l'età in cui le coppie cominciano a desiderare figli è spostata molto più avanti rispetto al passato per tutta una serie di motivi socio-culturali ed economici: da qui una maggiore incidenza dei fattori di sterilità che si possono far derivare da malattie sessualmente trasmesse, promiscuità e patologie immunitarie, fattori inquinanti alimentari o ambientali, abitudini di vita (come portare jeans molto stretti o fare uso di alcol e droghe), endometriosi, varicocele e orchite, patologie del lavoro. L'infertilità è considerata dall'Oms una patologia legata all'assenza di concepimento dopo circa 12 mesi di rapporti mirati e non protetti ed è anche un fenomeno sociale che interessa circa il 15 per cento delle coppie. Essa è legata nel 35 per cento dei casi al fattore femminile, nel 30 per cento a quello maschile, nel 20 per cento ad ambedue i partner e nel 15 per cento a cause sconosciute.

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